Come funziona il divorzio in Italia: procedura e tempi

Tutto quello che devi sapere sul divorzio in Italia: dalle condizioni necessarie alle diverse procedure disponibili, con tempi reali e costi medi aggiornati.

19 Mar 2026
10 min di lettura

Hai deciso di chiudere definitivamente il tuo matrimonio e ti stai chiedendo come fare divorzio in Italia? È una scelta mai facile, spesso carica di emozioni e dubbi pratici. La buona notizia è che la legge italiana prevede procedure diverse, alcune più veloci ed economiche di altre, per adattarsi alle varie situazioni familiari.

In questa guida ti spiego passo dopo passo come funziona il divorzio in Italia, quali sono i requisiti indispensabili, quanto tempo ci vuole realmente e quali documenti ti servono. L'obiettivo è aiutarti a orientarti in un momento già complicato, offrendoti informazioni precise e concrete.

Capire la procedura ti permetterà di fare scelte consapevoli e di affrontare questo passaggio con maggiore serenità. Che tu abbia figli, beni da dividere o una situazione conflittuale con il coniuge, troverai le risposte alle domande più comuni.

Ricorda: il divorzio non è immediato come la separazione. Servono tempi precisi stabiliti dalla legge, e conoscerli ti eviterà false aspettative.

Cos'è il divorzio e quando si può richiedere

Il divorzio è lo scioglimento definitivo del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario. A differenza della separazione, che è una fase intermedia e potenzialmente reversibile, il divorzio chiude per sempre il vincolo matrimoniale: non potrai più tornare indietro.

Per ottenere il divorzio in Italia devi rispettare un requisito fondamentale stabilito dalla Legge 55/2015: devono essere trascorsi almeno 12 mesi dalla comparizione dei coniugi davanti al giudice nella separazione giudiziale, oppure almeno 6 mesi dal deposito del ricorso nella separazione consensuale. Questi sono i tempi minimi obbligatori per legge.

Prima della riforma del 2015, i tempi erano molto più lunghi: 3 anni per la separazione giudiziale e 1 anno per quella consensuale. Oggi la procedura è notevolmente più veloce, ma non immediata. Nella pratica, questo significa che se tu e il tuo coniuge vi siete separati consensualmente a gennaio 2024, potrai depositare la domanda di divorzio non prima di luglio 2024.

Non puoi divorziare se non sei prima separato legalmente. La separazione di fatto, quella in cui vivete già in case diverse ma senza mai esservi presentati davanti a un giudice o un avvocato, non conta ai fini del divorzio. Devi aver formalizzato la separazione attraverso una delle procedure previste dalla legge.

Le tre procedure di divorzio: quale scegliere

Come per la separazione, anche per il divorzio esistono tre strade diverse. La scelta dipende dal livello di accordo con il coniuge, dalla presenza di figli minori o non autosufficienti, e dalla complessità della situazione patrimoniale.

Divorzio congiunto in tribunale

È la procedura tradizionale quando tu e il tuo coniuge siete d'accordo su tutto: divisione dei beni, eventuale assegno di mantenimento, gestione dei figli. Si chiama anche divorzio consensuale. Dovete presentarvi insieme in tribunale davanti al giudice, che verificherà che l'accordo rispetti i vostri diritti e quelli di eventuali figli.

Il giudice può non omologare l'accordo se ritiene che leda i diritti di una delle parti o dei figli. Per esempio, se rinunci a ogni diritto patrimoniale in modo sproporzionato, o se l'accordo sui figli non tutela il loro interesse. Nella pratica questo accade raramente quando l'accordo è stato redatto con l'assistenza di avvocati competenti.

Tempi medi: 4-8 mesi dal deposito del ricorso alla sentenza definitiva, a seconda del tribunale. A Roma o Milano i tempi tendono ad allungarsi; in tribunali più piccoli puoi chiudere anche in 3-4 mesi.

Divorzio giudiziale in tribunale

Se non c'è accordo, uno dei coniugi può citare l'altro in giudizio chiedendo il divorzio. Il giudice deciderà sulle questioni controverse: assegno divorzile, divisione dei beni, affidamento dei figli e contributo al loro mantenimento.

Questa è la procedura più lunga e costosa. Richiede più udienze, istruttoria probatoria (testimoni, documenti, CTU), e può durare anni. È un errore comune pensare che il conflitto si risolva velocemente in tribunale: nella realtà, un divorzio contenzioso con figli e patrimonio da dividere può durare 2-4 anni.

Tempi medi: 2-4 anni dal deposito del ricorso alla sentenza definitiva, con ampie variazioni a seconda della complessità del caso e del tribunale. Se ci sono appelli, i tempi si allungano ulteriormente.

Negoziazione assistita e divorzio in Comune

La Legge 162/2014 ha introdotto due alternative più snelle e meno costose, utilizzabili quando c'è accordo tra i coniugi.

Negoziazione assistita: tu e il tuo coniuge, ciascuno assistito dal proprio avvocato, raggiungete un accordo di divorzio che viene poi trasmesso telematicamente alla Procura della Repubblica. Se ci sono figli minori, maggiorenni non autosufficienti o economicamente non indipendenti, la Procura deve autorizzare l'accordo verificando che tuteli i loro interessi. Senza figli o con figli economicamente indipendenti, non serve l'autorizzazione e l'accordo è immediatamente efficace.

Tempi: 1-3 mesi totali. È la procedura più veloce quando è possibile usarla.

Divorzio in Comune: puoi divorziare davanti all'Ufficiale di Stato Civile se non ci sono figli minori, maggiorenni non autosufficienti o economicamente non indipendenti, e se non dovete decidere su trasferimenti patrimoniali (divisione di beni, assegni). In pratica, è utilizzabile quando il divorzio è una pura formalità tra persone che hanno già sistemato tutto.

Tempi: 1 mese dal deposito della richiesta. Non serve l'avvocato, ma molti lo consultano comunque per verificare che non ci siano aspetti trascurati.

Documenti necessari per divorziare

Indipendentemente dalla procedura scelta, ti serviranno alcuni documenti di base. È importante raccoglierli in anticipo per evitare ritardi.

  • Certificato integrale di matrimonio in carta libera, rilasciato dal Comune dove ti sei sposato (chiedi espressamente la versione integrale, non l'estratto)
  • Sentenza o verbale di separazione con indicazione della data di comparizione o deposito, per dimostrare che sono decorsi i termini minimi di legge
  • Stato di famiglia aggiornato di entrambi i coniugi
  • Documenti di identità validi di entrambi
  • Codici fiscali di entrambi i coniugi e degli eventuali figli

Se ci sono questioni patrimoniali da risolvere, serviranno anche:

  • Visure catastali degli immobili in comunione o di proprietà
  • Documentazione bancaria e patrimoniale (estratti conto, libretti, titoli)
  • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi
  • Buste paga o certificazioni reddituali aggiornate

Per il divorzio con figli:

  • Certificati di nascita dei figli
  • Documentazione sulle spese dei figli (scuola, sport, salute)
  • Eventuale documentazione su situazioni di non autosufficienza di figli maggiorenni

Un errore che si vede spesso è presentarsi dal notaio o dall'avvocato senza questi documenti, rallentando tutto. Raccoglili prima della prima consulenza: risparmierai tempo e denaro.

Quanto costa divorziare in Italia

I costi del divorzio variano enormemente a seconda della procedura scelta e della complessità della situazione. Ecco i range realistici aggiornati al 2024.

Divorzio congiunto in tribunale: tra 800 e 2.500 euro per ciascun coniuge, comprensivi di onorari dell'avvocato e spese processuali (contributo unificato, marche da bollo, notifiche). Se la situazione è semplice e senza particolari accordi patrimoniali, puoi stare nella fascia bassa. Con patrimoni complessi o figli, il costo sale.

Divorzio giudiziale: dai 3.000 euro in su per ciascuna parte, con punte di 10.000-15.000 euro o più se il contenzioso è lungo e complesso. Ogni udienza, ogni CTU (consulenza tecnica d'ufficio), ogni memoria aumenta i costi. È impossibile dare una cifra precisa: dipende da quante volte dovrete tornare in tribunale.

Negoziazione assistita: tra 600 e 1.800 euro per ciascun coniuge. È generalmente più economica del divorzio giudiziale consensuale perché evita le spese processuali e riduce i tempi degli avvocati. Molti studi legali offrono pacchetti a prezzo fisso per la negoziazione assistita quando non ci sono figli.

Divorzio in Comune: 16 euro di imposta di bollo più eventuali diritti di segreteria. Se consulti comunque un avvocato per farti assistere nella redazione dell'accordo preliminare, aggiungi 300-800 euro di parcella.

Esiste il patrocinio a spese dello stato per chi ha un reddito imponibile inferiore a 11.746,68 euro annui (soglia 2024). In questo caso, lo Stato paga gli onorari del tuo avvocato. È un diritto importante: se hai un reddito basso, non rinunciare a tutelare i tuoi diritti per timore dei costi.

Assegno divorzile: a chi spetta e quanto

L'assegno divorzile è una delle questioni più delicate. Non è automatico: spetta solo se un coniuge non ha mezzi adeguati per mantenersi e non è in grado di procurarseli per ragioni oggettive.

La Cassazione, con le sentenze n. 11504/2017 e n. 32198/2021, ha chiarito che l'assegno divorzile ha una funzione assistenziale e compensativa. Non serve a mantenere lo stesso tenore di vita del matrimonio, ma a garantire che il coniuge economicamente più debole non finisca in condizioni di bisogno, riconoscendo anche il contributo dato alla famiglia durante il matrimonio.

Il giudice valuta:

  • I redditi e il patrimonio di ciascun coniuge
  • La durata del matrimonio
  • L'età e lo stato di salute
  • Le ragioni della separazione (solo in casi estremi)
  • Il contributo dato alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune
  • Le occasioni di lavoro e guadagno perse a causa del matrimonio

Nella pratica, se sei stata casalinga per 20 anni occupandoti dei figli mentre il coniuge costruiva la carriera, avrai buone probabilità di ottenere un assegno. Se invece il matrimonio è durato 3 anni, entrambi lavorate e non ci sono figli, difficilmente verrà riconosciuto.

L'importo medio in Italia si aggira tra i 300 e gli 800 euro mensili, ma può essere molto più alto in presenza di redditi elevati del coniuge obbligato. L'assegno può essere anche una tantum, cioè un'unica soluzione che chiude ogni obbligazione futura.

Un errore comune è credere che l'assegno divorzile duri per sempre. In realtà, può essere revocato o ridotto se cambiano le condizioni economiche di chi lo riceve (ad esempio, trova un lavoro ben retribuito o si risposa). Chi lo riceve ha l'obbligo di comunicare tempestivamente miglioramenti economici rilevanti.

Divorzio con figli: cosa cambia

La presenza di figli minori, o maggiorenni non autosufficienti economicamente, complica sempre la procedura. Il giudice deve sempre verificare che l'accordo tuteli il loro interesse superiore, come previsto dall'art. 337-ter del codice civile.

Questioni da decidere obbligatoriamente:

  • Affidamento: nella stragrande maggioranza dei casi è condiviso, anche se conflittuale il rapporto tra i genitori. L'affidamento esclusivo è eccezionale e viene disposto solo se un genitore è inadeguato o dannoso
  • Residenza abituale: presso quale genitore vivranno prevalentemente i figli
  • Tempi di permanenza: quando staranno con ciascun genitore (weekend, vacanze, festività)
  • Contributo al mantenimento: quanto versa il genitore non collocatario, tenendo conto di redditi, esigenze dei figli, tempi di permanenza
  • Assegnazione della casa familiare: di solito resta al genitore collocatario, anche se di proprietà dell'altro o in comproprietà

Il contributo al mantenimento dei figli non scompare con il divorzio. Anzi, l'obbligo di mantenere i figli è indipendente dallo stato civile dei genitori e dura finché i figli non sono economicamente indipendenti. Nella pratica, spesso ben oltre la maggiore età se stanno studiando all'università.

Se ci sono disaccordi sull'affidamento o sul mantenimento, il giudice può nominare un CTU (consulente tecnico d'ufficio), di solito uno psicologo, per valutare la situazione familiare e suggerire soluzioni nell'interesse dei minori. Questo allunga i tempi di 6-12 mesi e costa tra i 1.500 e i 4.000 euro (a carico di entrambi i genitori).

Quando rivolgersi a un avvocato per il divorzio

Tecnicamente, il divorzio in Comune non richiede l'avvocato. Per tutte le altre procedure, l'assistenza legale è obbligatoria per legge. Ma anche quando non è obbligatoria, è quasi sempre consigliabile.

Dovresti assolutamente consultare un avvocato specializzato in diritto di famiglia se:

  • Hai figli minori o maggiorenni non autosufficienti — ci sono troppi aspetti delicati da valutare
  • Possiedi beni immobili in comproprietà o altri patrimoni da dividere
  • C'è un forte squilibrio economico tra te e il coniuge
  • Il rapporto con il coniuge è conflittuale e temi che possa ritorcersi contro di te
  • Hai rinunciato alla carriera per occuparti della famiglia e ora sei economicamente debole
  • L'ex coniuge propone un accordo che ti sembra svantaggioso ma non sai valutarlo
  • Stai considerando di rinunciare a diritti per

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