Divorzio Breve in Italia: Quando e Come Ottenerlo Velocemente

Dal 2015 in Italia è possibile divorziare in tempi molto più brevi rispetto al passato. Scopri quando puoi ottenere il divorzio in soli 6 mesi e quali sono le procedure più veloci disponibili nel 2026.

21 Mar 2026
16 min di lettura

Se stai vivendo la fine di un matrimonio, una delle prime domande che probabilmente ti stai facendo è: quanto tempo ci vorrà per divorziare? La buona notizia è che dal 2015, con la legge sul divorzio breve, i tempi si sono drasticamente ridotti. Quello che una volta richiedeva tre anni oggi può concludersi in sei mesi, a determinate condizioni.

In questo articolo ti spiego esattamente quando puoi accedere al divorzio breve, quali sono le procedure disponibili, quali documenti servono e quanto costa. Troverai anche risposte alle domande più frequenti e consigli pratici per evitare errori che potrebbero rallentare tutto il processo.

Che tu stia pensando a una separazione consensuale o che la situazione sia più conflittuale, capire i tuoi diritti e le tempistiche reali ti aiuterà a prendere decisioni più consapevoli e a tutelare te stesso e, se presenti, i tuoi figli.

Cos'è il divorzio breve e cosa è cambiato con la riforma

Il divorzio breve è la possibilità di sciogliere il matrimonio con tempi notevolmente ridotti rispetto al passato. Prima della riforma del 2015, in Italia era obbligatorio attendere tre anni dalla separazione per poter presentare domanda di divorzio. Oggi questi tempi sono stati accorciati grazie alla Legge 55/2015, che ha modificato l'articolo 3 della Legge 898/1970 sul divorzio.

Il divorzio breve in Italia prevede ora due tempistiche diverse a seconda del tipo di separazione che hai scelto. Se opti per una separazione consensuale, cioè raggiungendo un accordo con il tuo coniuge su tutti gli aspetti (affidamento figli, assegno di mantenimento, casa coniugale, divisione dei beni), puoi presentare domanda di divorzio dopo soli sei mesi dalla comparizione dei coniugi davanti al giudice.

Se invece la separazione è giudiziale, quindi decisa dal giudice perché voi due non siete riusciti a trovare un accordo, i tempi si allungano a dodici mesi. In entrambi i casi, il periodo di attesa decorre dalla data della prima udienza di comparizione, non dalla data di deposito del ricorso, e questo è un dettaglio importante da tenere a mente.

Questa riforma ha rappresentato un cambiamento significativo nel diritto di famiglia italiano, avvicinando il nostro sistema a quello di altri paesi europei e riconoscendo che mantenere un vincolo matrimoniale ormai finito per anni non ha senso né per i coniugi né per eventuali figli coinvolti.

Come funziona la procedura del divorzio breve passo per passo

La procedura per ottenere il divorzio breve in Italia si articola in due fasi distinte: prima devi separarti, poi puoi divorziare. Non esiste in Italia il divorzio diretto, tranne in casi particolarissimi previsti dalla legge. Vediamo nel dettaglio come funziona.

  1. Separazione legale: il primo passo obbligatorio è la separazione, che può essere consensuale o giudiziale. Devi presentare ricorso al Tribunale del luogo di residenza. Nel caso di separazione consensuale, tu e il tuo coniuge vi presentate in tribunale con un accordo già scritto che regola tutti gli aspetti: affidamento dei figli, tempi di permanenza con ciascun genitore, assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole e per i figli, assegnazione della casa coniugale, divisione dei beni comuni. Il giudice verifica che l'accordo sia equo e lo omologa, rendendo la separazione definitiva.
  2. Decorso del periodo di attesa: dalla data della prima comparizione davanti al giudice decorrono sei mesi se la separazione è consensuale, dodici se è giudiziale. Durante questo periodo siete legalmente separati ma ancora sposati. Potete vivere separatamente, avete diritti e doveri modificati rispetto al matrimonio, ma non potete risposarvi.
  3. Domanda di divorzio: trascorsi i sei o dodici mesi, uno dei due coniugi (o entrambi congiuntamente) può presentare ricorso per divorzio presso lo stesso tribunale. Se anche il divorzio è consensuale, cioè confermate gli accordi già presi in separazione o ne stabilite di nuovi insieme, la procedura è velocissima: un'udienza davanti al giudice e il divorzio è pronunciato.
  4. Sentenza di divorzio: il giudice emette sentenza che dichiara lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso. Da questo momento siete ufficialmente divorziati e potete, se volete, risposarvi.

È importante sapere che durante i sei o dodici mesi di attesa non dovete fare nulla di particolare: non ci sono udienze intermedie, non dovete presentare documenti aggiuntivi. Semplicemente aspettate che il tempo passi, vivendo già separatamente secondo gli accordi presi. Molti pensano di dover dimostrare qualcosa in questo periodo, ma non è così: il tempo decorre automaticamente.

Le alternative più veloci: negoziazione assistita e separazione in Comune

Oltre al tradizionale procedimento in tribunale, dal 2014 esistono in Italia due procedure alternative che possono essere ancora più rapide ed economiche, a patto che tu e il tuo coniuge siate d'accordo su tutto. Queste procedure si chiamano negoziazione assistita e separazione (e successivo divorzio) davanti all'Ufficiale di Stato Civile in Comune.

La negoziazione assistita è regolata dal Decreto Legge 132/2014 convertito in Legge 162/2014. Funziona così: tu e il tuo coniuge, ciascuno assistito dal proprio avvocato (obbligo di legge), raggiungete un accordo di separazione che viene poi redatto in un documento chiamato convenzione di negoziazione assistita. Questa convenzione viene trasmessa dagli avvocati alla Procura della Repubblica, che verifica che tutto sia in regola e che, se ci sono figli minori o non economicamente autosufficienti, i loro interessi siano tutelati.

Il vantaggio principale è la velocità: non ci sono udienze da fissare, non ci sono tempi del tribunale da rispettare. Puoi concludere la separazione in poche settimane. Dopo i sei mesi previsti per legge, puoi fare lo stesso anche per il divorzio: altra convenzione di negoziazione assistita e il gioco è fatto. I costi sono inferiori rispetto al tribunale perché paghi solo gli avvocati, non ci sono contributi unificati da versare.

La separazione in Comune è ancora più economica, ma ha limiti precisi. Puoi scegliere questa strada solo se non avete figli minori, figli maggiorenni non autosufficienti economicamente o figli maggiorenni portatori di handicap grave. Inoltre non dovete avere accordi patrimoniali complessi da definire. Vi presentate entrambi all'Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza (anche diversi tra loro) e dichiarate di voler separarvi. Dopo trenta giorni dovete tornare per confermare la decisione, e da quel momento siete separati. Dopo altri sei mesi potete fare lo stesso per il divorzio. I costi sono minimi: solo i diritti di segreteria del Comune.

Un errore che si vede spesso è quello di scegliere la separazione in Comune pensando di risparmiare, salsalvo poi scoprire di avere questioni patrimoniali che andavano regolate (ad esempio un immobile in comproprietà, un'azienda, fondi di investimento comuni). In questi casi ti ritrovi separato ma con problemi economici ancora aperti che dovrai risolvere con cause separate, spendendo in definitiva molto di più. Prima di scegliere questa strada, valuta bene con un avvocato se è davvero adatta alla tua situazione.

Quando rivolgersi a un avvocato per il divorzio breve

Anche se la legge permette in alcuni casi di divorziare senza passare dal tribunale, l'assistenza di un avvocato esperto in diritto di famiglia è fondamentale nella maggior parte delle situazioni. Vediamo quando è indispensabile e quando invece potresti farne a meno.

Devi assolutamente rivolgerti a un avvocato se:

  • Avete figli minorenni o figli maggiorenni economicamente non autosufficienti: gli accordi sull'affidamento, i tempi di permanenza, gli assegni di mantenimento devono essere precisi e rispettare la legge. Un accordo inadeguato può essere respinto dal giudice o dalla Procura, facendoti perdere tempo.
  • Uno dei due coniugi ha un reddito molto superiore all'altro: determinare l'importo corretto dell'assegno di mantenimento è complesso e richiede competenza. Un importo troppo basso può essere contestato, uno troppo alto può metterti in difficoltà economica per anni.
  • Avete beni significativi in comproprietà: case, aziende, conti correnti, fondi di investimento, eredità da dividere. La divisione di questi beni ha implicazioni fiscali e legali che non puoi improvvisare.
  • La separazione è giudiziale: in questo caso l'avvocato è obbligatorio per legge. Non puoi presentarti in tribunale da solo.
  • Utilizzi la procedura di negoziazione assistita: anche qui la legge impone che ciascun coniuge abbia il proprio avvocato.
  • Uno dei due coniugi contesta qualcosa: anche se all'inizio sembrava tutto consensuale, basta che una delle parti cambi idea su un aspetto per rendere necessaria l'assistenza legale.

Segnali che la tua situazione è più complessa del previsto:

  • Il tuo coniuge ha iniziato a nascondere documenti economici o a spostare soldi
  • Ci sono accuse reciproche di inadeguatezza genitoriale
  • Uno dei due ha iniziato una nuova relazione che influisce sulle decisioni economiche
  • Ci sono debiti da dividere o contratti di mutuo da gestire
  • Hai dubbi su quanto dovresti ricevere o pagare come mantenimento

Un esempio reale che capita spesso: una coppia decide di separarsi consensualmente, hanno un figlio di otto anni. Raggiungono un accordo verbale su tutto e vanno in tribunale senza avvocato. Il giudice però rileva che l'assegno previsto per il figlio è troppo basso rispetto alle effettive esigenze del bambino e ai redditi dei genitori. Rinvia la pratica chiedendo modifiche all'accordo. I due coniugi a questo punto devono tornare in tribunale, magari in conflitto perché uno vuole modificare anche altri aspetti, e perdono mesi. Se avessero consultato un avvocato prima, avrebbero presentato subito un accordo equilibrato e omologabile.

Al contrario, se non avete figli, non avete patrimoni significativi, siete entrambi economicamente indipendenti e d'accordo su tutto, la separazione in Comune può essere una buona soluzione. Ma anche in questo caso, una consulenza iniziale di un'ora con un avvocato può salvarti da errori futuri.

Costi e tempi reali del divorzio breve nel 2026

Parliamo di numeri concreti, perché è una delle domande che tutti si pongono: quanto costa divorziare in Italia e quanto tempo ci vuole davvero?

Tempi effettivi:

  • Separazione consensuale in tribunale: dall'avvio della pratica alla prima udienza passano in media 2-4 mesi (dipende dal carico del tribunale). Poi decorri i 6 mesi previsti dalla legge. Quindi circa 8-10 mesi complessivi per essere separato. Aggiungici altri 2-3 mesi per l'udienza di divorzio, e arrivi a un totale di 10-13 mesi dall'inizio alla sentenza di divorzio.
  • Separazione giudiziale: i tempi si allungano molto. Dalla prima udienza alla sentenza di separazione possono passare 12-24 mesi (dipende dalla conflittualità e dal tribunale). Poi devi aspettare altri 12 mesi prima di poter chiedere il divorzio. Totale: 24-36 mesi o anche più.
  • Negoziazione assistita: se siete d'accordo, puoi concludere la separazione in 30-60 giorni. Dopo 6 mesi fai lo stesso per il divorzio. Totale: circa 8 mesi.
  • Separazione in Comune: se non avete figli e siete d'accordo, puoi separarti in 30 giorni, divorziare dopo altri 6 mesi. Totale: circa 7 mesi.

Costi medi:

  • Tribunale con avvocato: per una separazione consensuale, l'onorario dell'avvocato varia tra 1.500€ e 3.500€ a seconda della complessità e della città. Aggiungi il contributo unificato (che dipende dal valore della causa, minimo 98€). Per il successivo divorzio consensuale, altri 1.000€-2.500€ di avvocato più contributo unificato. Totale orientativo: 3.000€-7.000€ per l'intero percorso separazione + divorzio.
  • Negoziazione assistita: l'avvocato costa in media 1.000€-2.500€ per la separazione, 800€-2.000€ per il divorzio. Totale: 2.000€-5.000€. Non ci sono contributi unificati da pagare.
  • Separazione in Comune: solo i diritti di segreteria, circa 16€ per la separazione e altri 16€ per il divorzio. Se vuoi comunque una consulenza legale iniziale, conta 200€-500€.
  • Giudiziale: qui i costi salgono molto. Un avvocato per una separazione giudiziale chiede tra 3.000€ e 8.000€ o più, a seconda della durata e della complessità. Il contributo unificato parte da 518€. Se devi fare CTU (consulenze tecniche), perizie, testimoni, i costi aumentano ancora.

Patrocinio a spese dello stato: Se hai un reddito familiare basso (sotto i 12.000€ circa annui per il 2026, con possibilità di innalzamento in presenza di figli o altre condizioni), hai diritto al gratuito patrocinio. Lo Stato paga il tuo avvocato. Devi presentare domanda documentando il tuo reddito. Non tutti gli avvocati accettano questo tipo di incarico, ma molti studi lo fanno: chiedi esplicitamente.

Un consiglio pratico: molti studi legali offrono la prima consulenza gratuita o a prezzo ridotto. Sfrutta questa possibilità per capire quanto costerà davvero il tuo caso specifico, non basarti solo su medie generiche. E ricorda: un avvocato più caro non è automaticamente migliore, ma uno troppo economico potrebbe non avere l'esperienza necessaria. Cerca referenze, leggi recensioni, chiedi un preventivo scritto e dettagliato.

Errori comuni da evitare nel divorzio breve

Divorziare velocemente è possibile, ma solo se eviti alcuni errori che purtroppo si vedono spesso e che possono rallentare tutto il processo o creare problemi futuri. Ecco i più frequenti.

  • Pensare che 6 mesi significhi essere divorziati in 6 mesi: è l'errore numero uno. I 6 mesi decorrono dalla prima udienza di separazione, non dalla data in cui decidi di separarti. Se la prima udienza è fissata dopo 3 mesi dal deposito del ricorso, già siamo a 9 mesi. Poi aspetti 6 mesi, siamo a 15. Poi chiedi il divorzio e aspetti l'udienza, altri 2-3 mesi. Totale realistico: 17-18 mesi, non 6.
  • Separarsi senza regolare tutto per iscritto: alcuni pensano "tanto siamo d'accordo, ci fidiamo". Poi uno dei due cambia idea, non mantiene le promesse economiche, e ti ritrovi senza niente di scritto e vincolante. Qualsiasi accordo, anche il più semplice, deve essere messo nero su bianco e reso ufficiale, altrimenti non vale nulla davanti alla legge.
  • Accettare accordi economici squilibrati per chiudere in fretta: se hai fretta di separarti potresti accettare condizioni economiche svantaggiose. Ma gli effetti di questi accordi durano anni, a volte fino alla maggiore età dei figli. Un assegno di mantenimento troppo basso, o al contrario troppo alto, è difficile da modificare in seguito. Prenditi il tempo per valutare bene.
  • Usare i figli come strumento di pressione: minacciare di non far vedere i figli, o al contrario promettere condizioni economiche migliori in cambio di più tempo con i bambini, è sempre un errore. I giudici lo vedono e lo penalizzano. Inoltre danneggia i figli, che sono le vere vittime di queste dinamiche.
  • Nascondere redditi o patrimoni: pensare di poter mentire sui propri guadagni o nascondere conti correnti è inutile e controproducente. Le verifiche fiscali e patrimoniali sono sempre possibili, e se vieni scoperto perdi credibilità davanti al giudice, rischi sanzioni e vedi modificati gli accordi a tuo sfavantaggio.
  • Fare la separazione in Comune avendo questioni patrimoniali aperte: come già accennato, se avete beni da dividere, anche solo un conto corrente cointestato con qualche migliaio di euro, la separazione in Comune non li regolamenta. Dovrai poi fare una causa civile separata per dividerli, spendendo molto di più.
  • Non aggiornare gli accordi se la situazione cambia: se durante i 6 o 12 mesi di attesa succede qualcosa di rilevante (uno perde il lavoro, l'altro cambia città, emergono nuove esigenze dei figli), non puoi semplicemente ignorarlo. Gli accordi vanno rivisti. Se aspetti di divorziare e poi chiedi modifiche, è più complicato e costoso.

Un caso reale che capita troppo spesso: una coppia si separa consensualmente, mettono per iscritto che la casa resta a lui, lei va via con i figli e lui paga un mantenimento. Passano i 6 mesi, nel frattempo lui vende la casa e si trasferisce all'estero per lavoro. Lei scopre tutto solo quando va a chiedere gli arretrati del mantenimento che lui non ha mai pagato. A quel punto recuperare i soldi è complicatissimo, perché non c'è più un patrimonio aggredibile in Italia. Se lei avesse fatto inserire nell'accordo di separazione vincoli sulla vendita della casa o garanzie sull'assegno, ora sarebbe tutelata.

Domande frequenti sul divorzio breve in Italia

Posso divorziare direttamente senza separarmi prima?

No, in Italia non esiste il divorzio diretto per le coppie sposate. Devi prima separarti legalmente e aspettare 6 o 12 mesi a seconda del tipo di separazione. Solo dopo puoi presentare domanda di divorzio. L'unica eccezione riguarda i matrimoni celebrati all'estero in alcuni casi particolari, o situazioni previste dalla legge come il cambiamento di sesso di uno dei coniugi o le condanne penali gravi.

Quanto costa un avvocato per il divorzio breve?

I costi variano molto in base alla complessità del caso e alla città. Per una separazione e divorzio consensuali tramite negoziazione assistita puoi spendere tra 2.000€ e 5.000€ totali. Se vai in tribunale con un avvocato, il range sale a 3.000€-7.000€. Per i casi giudiziali conflittuali puoi superare i 10.000€. Se hai un reddito basso puoi richiedere il patrocinio gratuito e non pagare nulla. Chiedi sempre un preventivo scritto prima di conferire l'incarico.

I 6 mesi di attesa possono essere ridotti?

No, i 6 mesi per la separazione consensuale e i 12 mesi per quella giudiziale sono termini minimi stabiliti dalla legge e non possono essere ridotti. Non esistono procedure di urgenza o eccezioni che permettano di divorziare prima. Il termine decorre dalla data della prima comparizione dei coniugi davanti al giudice (o della sottoscrizione dell'accordo in negoziazione assistita) e non può essere abbreviato nemmeno con il consenso di entrambi i coniugi.

Cosa succede se il mio coniuge non è d'accordo a separarsi?

Se il tuo coniuge non vuole separarsi, puoi comunque farlo tramite separazione giudiziale. Presenti ricorso al tribunale indicando i motivi per cui il matrimonio è in crisi (non è necessario provare colpe, basta dimostrare che la convivenza è diventata intollerabile). Il giudice fissa un'udienza, tenta la conciliazione, e se questa fallisce procede con la separazione anche contro la volontà dell'altro coniuge. In questo caso i tempi saranno di 12 mesi di attesa prima di poter divorziare, e il procedimento sarà più lungo e costoso rispetto alla separazione consensuale.

Conclusione: come muoversi nel divorzio breve con consapevolezza

Il divorzio breve in Italia ha reso molto più sostenibile, sia economicamente che emotivamente, la chiusura di un matrimonio finito. I 6 mesi di attesa per la separazione consensuale sono un tempo ragionevole per riflettere e verificare che le decisioni prese siano davvero quelle giuste, senza imporre l'attesa insensata di tre anni che esisteva prima.

La cosa più importante da capire è che velocità non significa superficialità. Puoi divorziare rapidamente, ma devi farlo bene: accordi chiari, scritti, equilibrati, che tutelino te, il tuo ex coniuge e soprattutto i vostri figli se presenti. Un accordo fatto male per chiudere in fretta ti costerà molto di più in futuro, sia in termini economici che di serenità.

Se la vostra situazione è semplice e siete d'accordo su tutto, le procedure alternative come la negoziazione assistita o la separazione in Comune possono essere ottime scelte. Se invece ci sono figli, patrimoni significativi o conflitti da risolvere, affidati a un avvocato esperto che sappia guidarti nel processo e proteggerti da decisioni sbagliate.

Se hai bisogno di assistenza per la tua separazione o il tuo divorzio, puoi trovare un avvocato specializzato in diritto di famiglia nella tua zona direttamente dal nostro portale — la ricerca è gratuita e ti permette di confrontare professionisti con esperienza specifica nel settore.

Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza legale personalizzata. Ogni situazione familiare è diversa e richiede una valutazione specifica. Per analizzare il tuo caso concreto e ricevere assistenza adeguata, rivolgiti sempre a un avvocato qualificato e iscritto all'Ordine degli Avvocati.

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